Desmond Tutu: la scomparsa di un importante attivista
Il termine apartheid, appartenente alla lingua africana e traducibile come “separazione”, viene usato per indicare la politica di segregazione razziale sudafricana, portata avanti dal governo bianco fin dal 1948, la quale si basava sulla distinzione della popolazione in tre gruppi razziali: bianchi, neri e “coloured”, ovvero gli individui di etnia mista. Questa separazione fu stabilita da vere e proprie leggi, denominate poi “leggi dell’apartheid”, che prevedevano una forte discriminazione verso le persone di colore, fortemente sfavorite in diversi ambiti, tra cui quello lavorativo, e inoltre relegate in apposite zone delle città così da essere più facilmente controllabili.
Desmond Tutu, di cui ricordiamo la scomparsa all’età di 90 anni il 26 dicembre scorso, fu uno degli attivisti più impegnati nella lotta contro questo sistema e ricevette, grazie all’importanza del suo attivismo e del suo messaggio di conciliazione, il premio Nobel per la pace nel 1984. Dopo che egli ebbe abbandonato, nel 1957, l’ambiente scolastico condannandone la forte gerarchizzazione e l’oppressiva discriminazione contro gli insegnanti neri, si dedicò agli studi teologici e nel 1860 fu nominato pastore anglicano. Da allora con sempre maggiore impegno fu coinvolto nel movimento nero di dissenso contro l’apartheid, a partire dalle lezioni che tenne tra il 1967 e il 1972 con le quali diffuse consapevolezza circa le tragiche condizioni della popolazione di colore, fino all’appoggiare il boicottaggio economico del suo stesso paese dopo le proteste di Soweto del 1976 contro l’imposizione dell’uso dell’afrikaans (lingua coloniale) nelle scuole. Tuttavia egli ricoprì un ruolo davvero decisivo soprattutto a partire dal 1978, quando fu nominato segretario generale del Consiglio Sudafricano delle Chiese, posizione che gli consentì di agire contro la politica dell’apartheid, forte del sostegno di quasi tutte le chiese. Infine, nel 1994, dopo la fine dell’apartheid egli guidò la Commissione per la Verità e la Riconciliazione, un tribunale straordinario il cui proposito era quello di raccogliere testimonianze da tutte le parti coinvolte durante il regime e concedere, quando possibile, il perdono al fine di promuovere uno spirito di pace e un ideale di riconciliazione, in accordo anche con quella che era stata la predicazione di Tutu in tutti gli anni precedenti.
Conclusasi la questione della discriminazione razziale sudafricana, Desmond Tutu continuò a professare i suoi valori di uguaglianza e di rispetto di ogni individuo facendo sentire la sua voce di uomo interno alla chiesa in diverse questioni controverse, ad esempio condannando i governi troppo oppressivi oppure criticando l’omofobia, sia sostenendo l’elezione di Gene Robinson, primo uomo apertamente gay a diventare vescovo, sia in altre occasioni, o anche dichiarandosi favorevole all’eutanasia.

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