“Per me un punto di riferimento”.  (Sergio Mattarella)

Con tali parole, pronunciate con commozione dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’intera Italia ha definitivamente salutato Papa Francesco, scomparso il 21 aprile 2025. Non si tratta di un elogio altisonante, ma di una frase che racchiude una verità disarmante, che riassume in poche sillabe il sentimento di milioni di fedeli e non e che racchiude il valore spirituale e umano di un uomo che ha preferito il nome Francesco non solo come simbolo, ma come missione. Infatti, il Pontefice venuto “dalla fine del mondo” ha scelto consapevolmente un preciso cammino: quello di Francesco d’Assisi, il santo della povertà, della pace, del dialogo e dell’umiltà. Con semplici parole e gesti significativi, ha abbattuto i muri dell’indifferenza, ha eliminato schemi consolidati, ha aperto porte ma soprattutto cuori e ha comunicato più con gli abbracci che con i decreti. In un modo sempre più caotico e alla deriva, Francesco è stato sguardo paterno, un faro nel buio, una bussola, ricordandoci che la Chiesa è, prima di tutto, accoglienza, amore per il prossimo e casa di tutti.

Il suo pontificato è stato una forte voce contro l’ipocrisia e il cinismo dei potenti: è stato il Papa degli invisibili, dei poveri, degli ultimi. Nei suoi gesti, tra cui lavare i piedi ai detenuti, aprire un dormitorio nei pressi del Vaticano per i senzatetto, visitare Lampedusa e abbracciare i migranti mentre l’Europa chiudeva molteplici porti, c’era un messaggio più profondo delle encicliche e delle omelie: ogni essere umano ha una propria dignità che, nonostante ogni circostanza, è sacra, sempre.

Inoltre, Papa Francesco ha anche affrontato con delicatezza e determinazione diverse questioni spinose come l’inclusione e la non discriminazione delle persone LGBTQ+, il ruolo delle donne nella Chiesa, la crisi climatica e il conseguente riscaldamento globale: a tal proposito, la sua enciclica Laudato Si’  resterà una pietra miliare, un importante appello per riscoprire l’armonia tra l’uomo e il creato. Dal primo “Buonasera” pronunciato dalla loggia di San Pietro fino al giorno santo di Pasqua e fino all’ultimo respiro, il suo magistero è stato attraversato da un filo rosso, un filo conduttore: la dignità degli ultimi unita all’attenzione verso il prossimo.

L’eredità di un Papa che ha cambiato il mondo

Il 21 aprile 2025 rappresenta una data che resterà impressa nella memoria collettiva: il giorno in cui l’intera umanità ha detto addio a un uomo che ha agito non per strategia o per potere, ma unicamente per fede e per devozione, che ha agito non per apparire ma per servire la Chiesa. Il suo sguardo sul futuro di quest’ultima, più sinodale, umile e misericordioso, ha accesso dibattiti e ha generato altrettante speranze. Ma forse, attualmente, ciò che più manca è proprio questa sua voce ferma, che non ha avuto mai paura di mostrarsi fragile o vulnerabile e di chiedere scusa, nonostante il suo ruolo.

In un tempo che premia ed esalta l’apparenza e la forza, Francesco ha mostrato che la vera forza risiede nell’umiltà e nel perdono, non lasciando alcuna lettera o comunicato scritto, ma solo profonde orme. Ora dobbiamo essere noi a custodirle e a seguirle minuziosamente, essendo consapevoli che, più che mai, il mondo ha bisogno non di idoli o eroi fantomatici e idealizzati, bensì di padri, di guide come Papa Francesco.

Roberta De Rosa  – III E scientifico