Il bus procede spedito tra le colline e sembra quasi che annaspi quando la pendenza della salita diventa eccesiva. Campi sezionati, verdi e giallo paglia, si stagliano in lontananza ed ormai dobbiamo aver raggiunto una certa altezza dato che abbiamo una discreta visuale sulla terra d’Irpinia. Il mezzo è quasi al completo, dentro qualcuno si è appisolato, c’è chi è al telefono, lasciando intravedere una cover con la bandiera palestinese, mentre taluni parlano di politica o storia: c’è un signore che critica vivacemente la globalizzazione e parla di quanto Trump non conti realmente nulla rispetto alla potenza cinese, un altro più giovane che racconta con passione la curiosa storia degli ugandesi che si convertirono all’ebraismo ma che furono poi respinti da Israele in quanto neri. Si percepisce uno spirito entusiasta nell’aria fresca dell’aria condizionata, una certa trepidazione e soprattutto la speranza che si arrivi il prima possibile a destinazione. Quasi dimenticavo, ci stiamo dirigendo ad Ariano Irpino, per presenziare ad un incontro con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, in quella che è la sua città natale, dove presenterà il suo nuovo libro “Mentre il mondo dorme”.  Siamo partiti da Torre Annunziata alle 16 circa di un caldo pomeriggio di mezza estate, con noi anche il senatore Orfeo Mazzella, che ci tiene, come tutti, ad incontrare e supportare Francesca. L’idea di andare a quest’evento è venuta in seguito all’organizzazione di alcune piccole manifestazioni tenutesi alla libreria Libertà di Torre Annunziata in cui tanti volenterosi hanno letto estratti da alcune opere palestinesi, da autrici in particolare, per contribuire a diffondere e tramandare la letteratura di questo martoriato popolo, per farlo sopravvivere attraverso la sua cultura, di fronte a chi cerca di spazzarla via, negando che un popolo palestinese sia mai esistito. In molti hanno risposto all’iniziativa dei titolari della biblioteca, Rosaria e Fabio, di andare a vedere e supportare la persona che più si è spesa per difendere i diritti dei palestinesi in questi ultimi anni.

Ecco, il bus rallenta, attorno a noi palazzine popolari immerse tra i pini e sulla sinistra il palazzetto dello sport che ospiterà la conferenza. Subito penso a due cose: la prima è come faccia una cittadina desolata come Ariano a ritrovarsi una così grande e bella struttura pubblica, che noi in provincia di Napoli possiamo solo sognare; la seconda è una certa sorpresa nel vedere una lunga fila con centinaia di persone che aspettano ad entrare. Non mi aspettavo un’ affluenza così alta. Quando finalmente riusciamo ad entrare lo sbalordimento diventa ancora più grande nel vedere il palazzetto così gremito di persone, quasi a raggiungere la capienza massima (tra gli spettatori c’è chi dice sia duemila, chi tremila..). Dopo aver acrobaticamente accaparrato un posto ci mettiamo in attesa, attorno a noi un chiacchiericcio piuttosto rumoroso si leva dalla folla, sul campo protezione civile, polizia (ci sono molti controlli di sicurezza, Albanese è sotto scorta) e qualche figura istituzionale, che scherzano tra di loro, si salutano. Poi ecco che appare Francesca e subito è ricevuta da un grande applauso, che risuona scrosciante nel palasport, le bandiere palestinesi che sventolano qua e là.  L’evento inizia, di fianco ad Albanese c’è anche Moni Ovadia, attore e uomo di teatro ebreo, da sempre attivo nella difesa dei diritti umani e fermo nella condanna alle politiche criminali di Israele in Palestina. Prima che i due ospiti inizino a parlare, interviene il sindaco per consegnare a Francesca le chiavi della città, in virtù dei suoi meriti. Il discorso del primo cittadino mi colpisce, non è la solita insipida fanfara istituzionale, ma un forte ed energico intervento da vero leader. Il giovane politico non va per le leggere e parla chiaramente di genocidio, invita al boicottaggio e fa anche un appello alla Meloni, il cui governo è sempre rimasto un fedele e servile alleato di Israele, nonché grande fornitore di armi al suo esercito, affinché cessi il suo supporto allo stato sionista e alle sue politiche di terrore.

Finalmente si inizia. La conferenza dura quasi due ore ed è esaustiva ed interessante in tutte le sue parti. Nei suoi interventi Moni Ovadia non parla per mezzi termini, si scaglia convintamente contro il governo d’Israele e le sue politiche genocidarie, definendo la storia del popolo eletto “una grande bufala” e il sionismo “la rovina della storia ebraica” ed è efficacissimo e veritiero quando afferma che Albanese porta con sé il fardello della verità. L’ attore è parte di quel grande movimento internazionale di ebrei critico con Israele e il genocidio palestinese che si è espresso recentemente in un grande congresso a Vienna. Ovadia è autentico nei suoi interventi, afferma di star aspettando questo momento di rivalsa contro il sionismo da decenni e ogni sua pomposa sentenza è un urlo di esasperazione, contro Israele, contro il genocidio, contro il silenzio ignobile degli intellettuali italiani dinanzi ad esso, contro l’isolamento a cui dice di esser sottoposto nella pubblica opinione in quanto ebreo anti-sionista. Con la sua età, la barba e il capo canuto dà quasi l’impressione di essere uno degli antichi patriarchi del popolo ebraico, deluso e irato per la direzione che parte della sua gente ha intrapreso. Il palasport trema quando grida “si fottano i moderati!”.

La Albanese invece parla con toni molto più calmi ma non diversamente fermi nella condanna al genocidio. Dice che le si “accappona la pelle” quando sente dire che Israele è l’unica democrazia del medio oriente, in quanto uno stato etno-nazionalista non è per natura democratico per tutti. Parla molto di dati che sciorina a memoria, come fosse la lista della spesa, dimostrando grande competenza e passione in quel che fa. Difende la sua imparzialità che, afferma, “in un contesto del genere non può essere equidistanza”, parla di, come affrontato nel suo ultimo discussissimo rapporto, l’economia capitalista e il consumismo non consapevole favoriscano il genocidio e afferma di non sopportare gli indifferenti, di aver rotto anche tante amicizie per questa ragione (ci pensa poco dopo Ovadia a rincarare la dose, affermando laconicamente che “gli indifferenti verranno condannati e giudicati”). Francesca, con la sua sagoma retta, i capelli nero pece, un po’ ricorda una professoressa della vecchia scuola, di quelle severe ma giuste. Mi dà l’impressione che il suo lavoro non sia altro per lei che mettere ordine nel caos delle cose, un’azione naturale e fondamentale come svolgere un’operazione matematica; non sopporta che questo mondo sia così ingiusto, brutale e insensato e questa sua insofferenza sottile le si legge talvolta nel timbro della voce, in qualche espressione del volto in cui sta come a dire nel sottotesto “ma è poi possibile che la gente non capisca?”, ma mai sfociando nella rabbia o alzando la voce, esercitando sempre una certa compostezza, accompagnata anche da una discreta timidezza.

Sul finale si finisce a parlare di paura; Albanese ha ricevuto molte minacce, per le sue inchieste è trattata in modo ostile addirittura da molte istituzioni, come il governo statunitense che le ha recentemente imposto delle sanzioni personali. Francesca ammette di avere paura ma, citando Falcone in un momento dalla forte carica emotiva, dice “il problema non è avere paura. Il problema è quanto la paura ti condiziona e io ho deciso di non farmi condizionare.” Il pubblico si alza, pioggia di applausi per due minuti. Il palasport è unito in un solo coro, quello per Francesca.

Usciti dal palazzetto, attendiamo per un po’ fuori al bus. Qualcuno ha portato una gigantesca pastiera su cui tutti ci fiondiamo, ormai è sera inoltrata, parliamo, ridiamo, c’è chi dibatte animosamente sui nuovi controversi orari del Pitagora. Persone diverse, che hanno storie, sensibilità diverse, unite però dall’insofferenza, dalla consapevolezza che questa volta non possiamo farci scivolare tutto addosso, rimanere indifferenti, chiusi in noi stessi e nel nostro egoismo da privilegiati, che qualcosa va fatto, che dobbiamo levare le nostre voci, ne va della nostra umanità; in questo, stasera mi sento un pò meno solo. Ci sentiamo tutti quanti meno soli.

Mentre scrivo, rileggo l’autografo e la dedica di Francesca che sono riuscito ad ottenere al firmacopie dopo l’evento: “In questo mondo alla rovescia, resistenza e umanità! Sempre.

 

Simone Miccio