Che cos’è la “temperanza”? Noi studenti del Liceo Pitagora – B. Croce abbiamo avuto la possibilità di scoprirlo venerdì 19 dicembre, ospitando il professore Gennaro Carillo, docente di Storia del Pensiero Politico presso l’università di Napoli Suor Orsola Benincasa. La tematica è protagonista del suo ultimo libro, con proficue riflessioni di natura culturale, politica, sociale. Un argomento non scontato, che ha suscitato una curiosità tale che tra il professore e noi studenti si è instaurato un vero e proprio dialogo con domande e risposte. L’obiettivo principale dell’incontro verteva sulla comprensione dell’importanza e dell’attualità della temperanza come virtù politica. La riflessione scaturisce dagli scritti di un pensatore rivoluzionario, che sottolineò la necessità di possedere la σωφροσύνη: Platone.

Nella Repubblica il filosofo greco critica la democrazia definendola una forma di governo anarchica: se da un lato ciascuno con la temperanza deve canalizzare le proprie pulsioni e frenare i comportamenti più istintivi, quelli studiati poi dalla psicanalisi di Sigmund Freud, dall’altro lato la libertà senza limiti, principio cardine della costituzionedemocratica di Atene, permette agli uomini di comportarsi in modo diametralmente opposto.

Per Platone la democrazia coincide con il ritratto caricaturale già di Aristofane nella quale il cittadino è in preda all’ebbrezza, a un’euforia collettiva senza regole, come in un simposio senza simposiarca. Il professor Carillo usa l’espressione metaforica di “democrazia ciclopica”, in quanto come Polifemo, così la polis non ha saputo moderarsi, lasciando prevalere la propria parte ferina e irrazionale. Non si parla, dunque, di φάρμακον come cura, ma come veleno, insito nella democrazia, nonché di tirannide mascherata.

Quanto è attuale questa riflessione nella nostra società?

Numerosi sono gli esempi moderni del pensiero platonico, che, per quanto lontano da noi, è così intellettualmente raffinato da consentirci di comprendere meglio il presente. Ilpiù eclatante ed emblematico è rappresentato dall’attuale politica statunitense. Il professor Carillo ha ricordato l’assalto a Capitol Hill, evento di forte intemperanza, quando, su istigazione di Donald Trump, nel 2021 i suoi seguaci presero d’assalto il Congresso americano per contestare l’elezione di Biden. Sebbene possa sembrare paradossale, il filosofo greco ci aveva messo in guardia, quando nelle Leggi egli afferma che l’oligarchia e la democrazia sono portatrici di stàsis.

L’uomo politico ideale, difatti, non è colui che fa valere la propria idea a discapito delle altre, come Trump che usa la forza, ma colui che è temperante. Egli, quindi, non deve avere come modello la figura di Trasimaco, presente nella Repubblica e nelle Leggi, il quale sostiene che “il giusto è l’utile del più forte”: la giustizia consiste sì nell’osservanzadelle leggi, ma queste leggi sono stabilite da chi detiene il potere, il più forte, per i propri interessi.

Si parla, inoltre, di illusione, come un gioco, come una lotta alla visibilità.

Come interpretare l’essere temperanti?

Nel corso del tempo la temperanza da virtù è divenuta un vizio, si è caduti nell’errore di vedere l’uomo temperante come colui che pecca di anandrìa e che, stando nel méson, non prende posizione. Già nel Gorgia di Platone si argomenta che la sophrosyne è la virtù degli schiavi, poiché potrebbe rappresentare una sorta di rassegnazione.

Invece, il professore ha sottolineato che chi sta nel centro assume il complesso ruolo di trovare un equilibrio tra due estremi, cercando di smussarne le asperità. Non si tratta di essere neutrali, ma moderati. Per non cadere nella hybris e nell’ate di Trump e di altri uomini politici, è necessario usare il métron, la giusta misura, al fine di giungere alla eudaimonìa, cioè alla felicità della comunità: potremmo dire di farne parte solo nel momento in cui regna la symphonìa e l’armonia. Il professore spiega chiaramente questo concetto citando un filosofo del XX secolo, Ludwig Wittgenstein. Egli parla di impossibilità del linguaggio privato, perché come nonpuò esistere un dialogo tra persone che usano ognuno un proprio codice, sconosciuto all’altro, così non può esistere una comunità se non ci si sente pienamente parte di essa. Inoltre, la difficoltà italiana di costruire una società fondata sulla temperanza è data dalla “contesa frazionaria” dei secoli precedenti, come scrive Francesco Bruni nel suo libro “La città divisa”.

Oramai la qualità di una democrazia si basa sul capitale sociale e su quello culturale. Oggi in un’epoca di forti estremismi, in cui la soluzione ai problemi è nella guerra e i conflitti anziché essere temperati sono esacerbati, noi, futuricittadini e governanti di domani, non possiamo permetterci di non sapere cosa sia la temperanza, ma dobbiamo trovare il nostro nuovo metron per creare e riproporre un’armonia del tutto dimenticata.

Paola Cirillo e Candida Teresa Carillo VA classico