libro-ali-spezzate Dove c’è la camorra, è possibile morire a quattordici anni. Il giorno 16 novembre 2015, nel ristorante “La Purtcella”, a Torre Annunziata, si è svolta la presentazione del libro “Ali Spezzate” di Paolo Miggiano, a cui, oltre agli studenti del Liceo Classico Pitagora – B. Croce, sono stati invitati il Sindaco della città, Giosuè Starita, il preside del nostro Liceo, Benito Capossela, il giudice Michele Del Gaudio, Oscar Guidone ed altre autorità.
“Un vuoto infinito che niente può colmare, ma che la cultura può combattere; un libro può aiutare a capire. E capire, aiuta a salvare una vita, a salvare il mondo, a colmare un vuoto”. A Napoli si può morire per un colpo di pistola neanche destinato a te e si lascia un’assenza incolmabile. Così è accaduto ad Annalisa Durante, una ragazzina di soli quattordici anni, uccisa per le strade del quartiere napoletano di Forcella una sera del 2004. “ È uno schiaffo”, dice Paolo Miggiano riflettendo sulla tragica vicenda, “uno schiaffo alla borghesia napoletana che si gira dall’altra parte. Forse i borghesi di Napoli non leggeranno mai questo libro, ma qualora capitasse loro tra le mani, io vorrei che arrivasse come una grande sberla”; un libro che ha come scopo non generare commozione o compassione, bensì solo tanta rabbia.

È una sera come tante e Annalisa ha appena finito di cenare; dopo essersi recata in pizzeria a pagare ciò che poco prima ha acquistato, si ferma sotto casa con alcuni amici. Si avvicina al gruppo l’ultimo erede del clan Giuliano il quale, accorgendosi della presenza di componenti del clan Mazzarella, suoi rivali, spara un colpo; ma il proiettile devia la direzione colpendo un’auto e ferendo a morte la ragazzina inconsapevole. Certo, il proiettile di Salvatore Giuliano non era rivolto a lei, ma è stato esploso per uccidere, solo per uccidere. “La vita dei camorristi è basata su violenza, ingiustizia, rivalità, odio. Togliere la vita è azione quotidiana e con disinvoltura e menefreghismo essi fanno ciò che è sempre stato loro inculcato. Vivono di questo, dello spezzare le ali, come hanno fatto con tante vittime innocenti. Ad Annalisa è stato tolto il tempo di giocare al futuro, di diventare grande e realizzare i suoi sogni o almeno di provarci. La porta della vita si è chiusa alle sue spalle; solo noi, con la memoria, possiamo spalancare queste porte”. La camorra ha arrecato danni irreversibili alle famiglie delle vittime innocenti e in particolare a quella di Annalisa. La madre, infatti, ha creato attorno a sé un muro dentro il quale sfoga la sua rabbia e il suo dolore. Il padre invece, Giannino Durante, non si è abbattuto e ha cercato di impedire, nel suo piccolo, che la camorra ampliasse il suo dominio. Ognuno di noi, giorno dopo giorno, può cercare di fermare queste persone che privano della vita tante vittime innocenti, come è accaduto alla giovanissima Annalisa.

Serena De Simone e Nives Lucibelli – II B classico