Expo, il post mortem
Successi e fallimenti dell’Esposizione Universale 2015
Per gli ultimi sei mesi, l’Expo è stato argomento di mille discussioni e la destinazione di milioni di viaggiatori e turisti. A tre settimane dalla chiusura c’è da chiedersi: ne è valsa la pena? Dopotutto, se i visitatori stupiti e affascinati dall’evento sono stati milioni, il suo costo supera la decina di miliardi. I politici locali rispondono tutti “si”. ”L’Italia ha vinto una grande sfida con l’EXPO” dice il Presidente Mattarella; Renzi condivide parlando dell’“orgoglio di chi ha vinto una sfida che sembrava impossibile”. Vicente Loscertales, segretario generale del BIE (l’organizzazione responsabile delle esposizioni universali), dichiara addirittura che l’EXPO del 2015 “farà entrare Milano nella storia di EXPO”.
Dall’altro lato della Manica, però, Oliver Wainwright del Guardian solleva aspre critiche. A parte lo stupore e la meraviglia dei turisti, cosa rimarrà del sito? E quel che resterà sarà abbastanza da giustificare la spesa? Renzi continua a rassicurare che dopo l’EXPO a Milano ci saranno giardini, campi agricoli, o una “Silicon Valley Italiana”; ma l’inglese è scettico e fa notare i numerosi problemi infrastrutturali che rendono il successo di questi progetti molto improbabile. Menziona la corruzione, che ha sollevato numerosi scandali nei mesi scorsi, e il fallimento tematico dell’evento. “Nutrire il pianeta” e “Energia per la vita” erano le tematiche chiave, ma la pubblicità per paesi dove andare in vacanza e addirittura fast food dove mangiare ha lasciato nei visitatori un’idea contorta dell’intenzione dell’esposizione. Per Wainwright, non ne è affatto valsa la pena.
Che cosa pensano i tanti visitatori? Che, costi quel che costi, l’EXPO è stata un’esperienza indimenticabile. Le file sarebbero state intollerabili per qualsiasi altro evento, ma per il padiglione del Giappone, per il supermercato del futuro, per la biblioteca del vino e per lo spettacolare Albero della Vita i turisti erano disposti a fare di tutto; dopo quest’esperienza sono usciti da Milano con un nuovo rispetto per la buona cucina e per la diversità culturale, che almeno per loro è più che soddisfacente.
Aleksej Di Maio 3C scientifico

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