Parigi13novembre15 Le immagini strazianti di Parigi invadono il mondo dal 13 novembre, il giorno della serie di terribili attentati terroristici da parte dell’ISIS. Un evento che ci ha colpiti dalla TV, strappandoci per alcuni momenti alla nostra quotidianità; ma subito dopo l’annuncio al telegiornale siamo rientrati nel nostro mondo, mettendo da parte il peggio, forse senza dargli troppo peso. Tanto è a Parigi, è lontano. A noi non potrà capitare mai; capita sempre agli altri. E se “gli altri” fossero i nostri vicini? E se i prossimi fossimo proprio noi?

Eppure, Parigi. Chi non è mai stato a Parigi almeno una volta nella vita? Chi non ha mai desiderato soggiornarvi? Una città unica, la “Ville Lumière”, la città dell’amore per definizione. Oggi, Parigi è una città che piange, che ha paura, come tutto il mondo occidentale. La città della luce si è spenta.

Fermiamoci un attimo. E se ci fossimo stati noi sugli spalti di quello stadio o sulle poltrone di quel teatro a trascorrere quel venerdì sera nella città più romantica del mondo? Improvvisamente entra qualcuno e inizia a sparare. Ci fanno mettere in fila e, uno ad uno, ci sparano contro, con tutta calma. Vedere la persona con cui avresti voluto trascorrere splendidamente quella serata, lì per terra, ormai senza vita, in mezzo a decine di cadaveri, e pensare che il prossimo potresti essere tu … E tutti i sacrifici, le lotte, gli anni di studio? Tutto svanisce di fronte alla morte, in pochi secondi, mentre tu, che non c’entri niente, non riesci a capire ciò che sta accadendo.

Qual è il motivo di questi stermini? Ciò che ha compiuto l’ISIS non è in alcun modo giustificabile. Quelle di venerdì sera, purtroppo, non sono le prime vittime del ‘califfato’ e probabilmente non saranno le ultime. L’ISIS non è nato l’altro ieri, esiste già da almeno dieci anni. In realtà non crediamo finirà mai; la storia lo dimostra. Possono cambiare i nomi: ISIS, Al Qaeda, Unni, Visigoti o il signorotto del marchesato vicino. Da che mondo è mondo c’è stato e ci sarà sempre qualcuno che cercherà un pretesto per sopraffare qualcun altro.

Ci sembra però utile precisare che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. I veri musulmani non c’entrano; non è una guerra di religione, ma una guerra di potere. Il Corano infatti dice: “Chiunque uccida un uomo, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”. Tant’è vero che i musulmani sono vittime come lo sono tutti gli altri, cristiani, ebrei, atei … La convivenza tra religioni esiste, deve esistere. È per questo che dovremmo essere uniti contro il male comune e non puntare il dito contro qualcuno. Come ha detto Martin Luther King: “Il male non dilaga nel mondo per la cattiveria dei cattivi, ma per l’indifferenza dei buoni”.

#prayforParis

di Annamaria Iovene & Giusy Nunziata  –  II B classico