Matilde Sorrentino, la mamma coraggio
Matilde Sorrentino, la mamma coraggio

Dodici anni fa, il 26 marzo 2004, fu assassinata Matilde Sorrentino, madre coraggio,  tra i testimoni decisivi che smascherarono una banda di pedofili nel popolare “rione dei Poverelli” di Torre Annunziata. Matilde Sorrentino era una donna di 49 anni, che viveva con la pensione del marito e con quello che riusciva a guadagnare facendo le pulizie in un paio di palazzi di Torre Annunziata. Era una persona perbene.

Tutti, a Torre Annunziata, sapevano tutto. Sapevano le sevizie a cui erano sottoposti alcuni bambini del rione, ma non avevano il coraggio di parlare; la paura era tanta e il senso di giustizia veniva schiacciato dal terrore di essere uccisi. Solo Matilde Sorrentino e altre due giovanissime mamme ebbero la forza, il coraggio e la volontà di denunciare le atrocità a cui erano sottoposti i loro bambini. Nell’autunno del 1996 Matilde e altre due giovani madri, con i rispettivi figli seviziati nei bagni di scuola o negli appartamenti vicino casa, decisero di denunciare tutto. I piccoli alunni della scuola elementare del terzo circolo didattico della cittadina vesuviana venivano storditi con whisky e droga e poi violentati. Le tre donne quel giorno salirono sul treno della Circumvesuviana e arrivarono a Napoli. Qui denunciarono il tutto al comando dell’Arma chiedendo con grande fermezza giustizia per i loro figli e per tutti i piccoli che subivano queste sevizie atroci. Partirono così perizie psicologiche, controlli, indagini incessanti da parte dei carabinieri e l’11 giugno del 1997 scattarono 17 arresti. Fu solo l’inizio di una prova durissima a cui furono sottoposte Matilde e le due donne. Durante il processo, quando dovevano testimoniare, venivano insultate, spintonate, quasi aggredite dai familiari degli indagati. Il processo si concluse con la condanna di 14 dei diciassette imputati.
Il coraggio di Matilde non fu solo quello di denunciare i pedofili e di affidarsi alla giustizia, ma fu anche quello di continuare a vivere lì, in quel quartiere dove veniva guardata con odio. Ma lei camminava a testa alta . A chi le diceva di andare via per il bene suo e per quello dei suoi figli, lei rispondeva:”Sì, poi vediamo”. E riprendeva, a schiena curva, a lavare i pavimenti dei condomini.

La mamma coraggio non sapeva che il suo inferno non era ancora finito.