Baby boss a Napoli
Negli ultimi mesi Napoli è diventata nuovamente scenario di sparatorie, vendette e uccisioni camorristiche. La popolare trasmissione di Italia Uno, “Le Iene”, ha mandato in onda, domenica 1 maggio, un servizio di Giulio Golia nel quale si cerca di approfondire il tema della criminalità organizzata a Napoli. Morti ammazzati quasi ogni giorno, vendette e sparatorie per la conquista delle piazze di spaccio. Giulio Golia ha voluto raccontare tutto questo e per farlo si è addentrato nei quartieri protagonisti di queste vicende: Scampia e la Sanità. Egli ha intervistato in particolare una decina di ragazzi che fanno parte di una baby gang: a volto coperto, essi hanno spiegato il proprio punto di vista sulla situazione e i motivi dei loro gesti criminali. I racconti sono da brivido: i ragazzi, che hanno dai 15 ai 20 anni, sanno sparare, fanno rapine, picchiano le persone anche se anziane, non hanno paura di niente. “Da bambino subisci delle cose, però poi quando maturi cerchi di farti rispettare. Prendo quello che la vita mi ha dato. La vita per ora mi ha dato una pistola e ho fatto le rapine”. Queste sono alcune delle parole che i ragazzini hanno usato per raccontare la loro realtà. Dicono che è la vita che li costringe a far ciò: ”Se tu avessi un padre in carcere,una mamma disoccupata e un fratello piccolo cosa faresti?”. Per loro questa vita è inevitabile. “A Scampia non c’è un cinema, non c’è niente; questo significa che l’unica cosa che ci resta è fare guai.” Anche se gli omicidi e le violenze con cui terrorizzano tutti non sono assolutamente giustificabili, essi non vedono l’alternativa di una strada migliore.

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