Il  5 gennaio 2017, all’ età di 84 anni, è morto Tullio De Mauro. Nato a Torre Annunziata, ricordato come il più grande linguista italiano, egli è stato anche saggista e docente universitario. De Mauro ha infatti tradotto e commentato il testo fondativo della linguistica moderna, il Corso di linguistica generale di Ferdinand De Saussure, introducendo, così, in Italia i principi dello strutturalismo. Nel 1963 ha pubblicato Storia linguistica dell’Italia unita, in cui ha spiegato l’evoluzione dell’italiano nel XX secolo, con ampio ricorso alla demografia e alla statistica. “Da molti anni ho cercato di raccogliere dati sull’ analfabetismo strumentale e funzionale e ho cercato di richiamare l’attenzione dei miei illustri colleghi sul peso che l’analfabetismo ha in Italia.” Sono queste le parole che De Mauro ha pronunciato durante un’intervista recente. Egli, infatti, nel 2005, grazie a diverse indagini, ha potuto determinare diversi gradi di analfabetismo nei diversi Paesi del mondo. Con l’ultima ricerca del 2014, gestita dall’OCSE, ha definito cinque livelli, da quello minimo ai successivi di crescente capacità di comprensione e scrittura. Tali dati sono stati da lui raccolti nel recente libro Storia linguistica dell’Italia repubblicana. I suoi contributi linguistici, dunque, sono insostituibili, sia quelli più specialistici sia quelli che si allargano su orizzonti più ampi. Oltre ad essere uno studioso, egli era un intellettuale attivo, con una straordinaria curiosità e capacità di adeguarsi ai tempi e viene oggi ricordato come colui che ha lasciato un segno indelebile nella storia della cultura italiana dell’ultimo cinquantennio.

Collaro Miriana, IV B classico