Sull’onda del cambiamento
Greta Thunberg: una ragazza come me, come te. Una sedicenne qualunque, non diversa dai suoi coetanei. Semplicemente una persona che crede in qualcosa, che ha un sogno. I sogni sono sempre speciali, ma quello di Greta lo è di più: lei crede, spera, combatte per un mondo migliore. Magari il suo è lo stesso sogno di tanti altri, di tutti coloro che ogni giorno hanno la morte davanti agli occhi, un pozzo prosciugato o un tifone impazzito che infuria dove non dovrebbe. Eppure questa ragazzina, così singolarmente comune, è stata l’unica a farsi avanti concretamente e a far valere i fatti più delle parole. La sua storia ormai la conosce tutto il mondo, chi più e chi meno, e ripeterla un’altra volta sarebbe banale.Soffermiamoci piuttosto su di lei e su ciò che le persone dicono di lei, seppur non ne abbiano il diritto.
“Ma quindi quella bimba con le treccine è malata? Soffre della sindrome di Asperger?”
Queste sono le parole di tante persone, in questi ultimi giorni accanitesi particolarmente sulla giovane attivista svedese. Come il professionista David Wolfgang Vagni è stato l’unico a far giustamente notare, Greta non soffre proprio di nulla. La sua condizione non le provoca alcun tipo di dolore, è una persona normalissima. Non è lei a soffrire, è il mondo. Perché, se qualcuno ancora non se n’è accorto, sta morendo. Lentamente, giorno dopo giorno, è straziato da una perpetua agonia da quando l’uomo ha estratto la prima goccia di petrolio, da quando si sono accumulati così tanti rifiuti che hanno seppellito tutto il resto.
Greta è stata capace di sollevare il mondo e rovesciarlo con la sola forza della sua piccola voce. È stata la schiuma di un’onda minuscola, che avanzando s’è fatta tsunami.
Milioni di giovani sono stati chiamati a combattere una battaglia molto particolare, che non prevede l’uso di armi e violenza, come la stessa Greta sottolinea. I Fridays for Future indetti dalla ragazza hanno contato sempre più manifestanti in tutto il globo, settimana dopo settimana, fino ad arrivare, lo scorso 15 marzo, ad essere il più grande evento di azione globale sul clima di sempre.
Una sola ragazzina appena sedicenne, armata solo della voglia di prendere in mano la propria vita e di costruirsi un futuro, ha fatto molto di più rispetto alle continue chiacchiere dei politici, tanto bravi a parlare. Eppure questa ragazzina non ha fatto altro che ripetere, come lei stessa ha affermato più volte, le parole di centinaia di scienziati che ci forniscono da anni dati sempre più allarmanti sulla salute del pianeta. Forse siamo noi che spesso abbiamo girato la testa dall’altra parte di fronte alla questione ambientale, o forse sono coloro che stanno in alto che non vogliono un mondo consapevole e informato. In ogni caso, non è importante di chi sia la colpa: quello che conta è che c’è voluta la voce di una sedicenne stupendamente determinata e testarda per svegliare la popolazione globale. È una cosa molto triste, a pensarci bene. Se non fosse stato per Greta, forse per la gente il problema sarebbe rimasto dormiente sotto una coltre ovattata chissà fino a quando.
Ormai la questione ambientale ha l’attenzione di noi giovani: sappiamo che se non facciamo qualcosa in fretta, tutto quello che ci rimarrà saranno i nostri figli messi in ginocchio dalla febbre del pianeta, che ci chiederanno perché non abbiamo fatto qualcosa quando ancora potevamo. Un futuro così non lo vuole nessuno.
Greta ha aiutato tanto il mondo compiendo un solo, impercettibile gesto: più si è piccoli, più quello che si fa è grande. Questo è quello che lei ci ha insegnato, e che dovremmo sempre avere in mente. Nessuno è troppo piccolo per cambiare il mondo: bisogna solo trovare il coraggio di iniziare, un piccolo gesto alla volta e sarà fatta. Ognuno di noi può essere rivoluzione, ognuno può essere la scintilla che diventa fuoco e brucia quello che non va. Nonostante tutte le critiche che ha ricevuto da parte di persone smaniose di sfogare la propria frustrazione sul primo soggetto disponibile, Greta è stata brava. Ha fatto tutti i compiti. Ha fatto la sua parte. E noi? E tu, quando fai la tua?
Arianna De Martino 1A classico




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