“Il 16 dicembre del 1987 lo Stato ha vinto”, è la citazione conclusiva dello straordinario docu-film “Io, giudice popolare al Maxiprocesso” trasmesso dai canali Rai nel dicembre 2020. Per la prima volta, la storia del noto processo a Cosa Nostra viene narrata da un punto di vista totalmente nuovo, quello di un giudice popolare, un cittadino qualunque che non viene chiamato a svolgere il proprio dovere lavorativo, ma il proprio dovere in quanto cittadino italiano. Di fatti, ciò che più rende straordinaria la visione di questo docufilm sono l’empatia che si stabilisce con i personaggi ed i sentimenti veri che coinvolgono lo spettatore. 

La realizzazione di questo capolavoro cinematografico permette ai cittadini di conoscere un evento così noto come il processo dell’Aula Bunker, non solo nei suoi caratteri generali, ma anche nel profondo dei sentimenti che ha suscitato nei contemporanei . Al di là di ciò, si è soliti ricordare la funzione centrale del maxiprocesso, ossia la rivelazione mondiale di un’associazione a delinquere la cui esistenza era stata negata, e gli ottimi risultati ottenuti della sentenza, 346 condannati e 114 assolti; 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione ; tuttavia, si tende a tralasciare quella che, invece, è la funzione trasversale, che colpisce l’animo e la coscienza del cittadino, dell’uomo comune: ascoltare storie strazianti di torture, omicidi, estorsione, traffico di droga, assistere ad una vera e propria guerra sottile tra i componenti di Cosa nostra, essere minacciato, vivere sotto scorta e, infine, ritrovarsi a giudicare la condotta di queste stesse persone. Un’esperienza del genere può cambiare la vita o cambiare la visione che si ha della vita, lascia dei ricordi a volte indelebili, o può gravare con un peso psicologico non indifferente. Eppure, nonostante la consapevolezza di ciò, i giudici popolari al maxiprocesso di Palermo hanno accettato la chiamata dello Stato, probabilmente spinti da quello stesso spirito di servizio grazie al quale Giovanni Falcone ha continuato la lotta alla mafia.

D’altra parte, immedesimarsi in questa realtà storica di importanza non affatto trascurabile può risultare per lo spettatore un’esperienza pienamente affascinante. Immagina di essere una comune insegnante nella Sicilia degli anni Ottanta, una regione certamente scossa dalla rivelazione delle associazioni a stampo mafioso e dalla guerra in atto per le vie di Palermo. Tutto ad un tratto la tua normale quotidianità è spezzata da una chiamata, la chiamata dello Stato, che ti lascia senza fiato: sei stata sorteggiata come giudice popolare per quel famoso processo di cui tutti i siciliani parlano, nel bene e nel male. Sei in preda a sentimenti contrastanti, non sai se farti condurre dal dovere etico e morale o lasciarti soffocare dalla paura.

A più di trent’anni dalla chiusura del Maxiprocesso, è fortemente consigliabile la visione di questo documentario, gratuitamente disponibile on demand sulla piattaforma online della Radiotelevisione Italiana, Raiplay.