“Questa città può rinascere con progetti seri”
Mancanza di indicazioni, rifiuti ed escrementi animali che rendono arduo il raggiungimento del sito, affreschi e mosaici danneggiati, struttura decadente. E’ questa la situazione della Villa A, una splendida domus imperiale, detta ‘di Poppea’ perché forse appartenuta alla famiglia dell’imperatrice, ma certo più antica (I sec. a.C.) e in ristrutturazione al momento dell’eruzione del 79 d.C.
Abbiamo posto alcune domande all’architetto Antonio Irlando, ex assessore alla cultura del comune di Torre Annunziata.
Molte persone, nonostante vivano a Torre Annunziata, non sono a conoscenza dell’enorme importanza del patrimonio archeologico della città, rappresentato anche dalla Villa ‘di Poppea’. Come è possibile mettere in luce l’importanza della villa agli occhi dei cittadini?
“Durante il mio assessorato ho suggerito di valorizzare la Villa creando un luogo in cui avremmo potuto mostrare alcuni reperti trovati che né gli stessi cittadini né il mondo intero avevano mai visto. Allora ho ideato il Museo dell’Identità, impiegando la sede del municipio, per una mostra che poi è diventata permanente (“A picco sul mare”); ma non credo sia bastato. Questo museo di fatto non esiste ed è ignorato da cittadini e turisti. Ho sempre ritenuto, però, che la sede migliore per l’esposizione fosse la Real Fabbrica d’Armi. Purtroppo, per motivi burocratici, non è stato possibile sfruttare le potenzialità di questo enorme sito. Per fare in modo che queste ricchezze siano percepite come tali e cambino la vita della comunità, c’è bisogno che questo patrimonio sia a disposizione di tutti, affinché possano sentirlo proprio.”
La Villa A versa in una condizione di degrado. Come è possibile salvare la villa dalle sue condizioni di abbandono?
“Alla base di questa situazione di incuria c’è la mancanza di manutenzione ordinaria. Occasionalmente vengono effettuati interventi eccezionali per preservare affreschi e mosaici. Purtroppo, però, se non ci si occupa costantemente della villa, costantemente esposta alle intemperie, ogni intervento risulta vano.”
Grazie al Grande Progetto Pompei sono state restaurate numerose domus pompeiane. Perché invece la Villa ‘di Poppea’ versa ancora in questo stato di incuria?
“Con l’approvazione del Progetto Pompei furono stanziati 105 milioni di euro per il rilancio della buffer zone, in cui era compresa anche Torre Annunziata. Successivamente l’attenzione mediatica accese i riflettori sulle condizioni degli scavi di Pompei e tutti si occuparono di questa situazione, il che portò all’esclusione di Oplonti dal piano di restauro.”
I dati relativi all’anno 2018 testimoniano l’afflusso di 3,6 milioni di turisti per gli scavi di Pompei e solo 57540 per quelli di Oplonti. Come considera questo dato?
“È necessario contestualizzare questi dati. Infatti per la villa ‘di Poppea’ quel numero può essere considerato in crescita. Io non ragionerei tanto sui dati, quanto sulla possibilità di accogliere al meglio coloro che visitano i nostri trascurati siti archeologici. Non esistono percorsi chiari e funzionali ed è accaduto anche che i turisti si siano smarriti, senza riuscire a raggiungere gli scavi…”
Marilisa Paduano VB classico
Miriam Avagnano VB classico

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