Il caso di Lorenzo Zaratta
Quello di cui parlerò è il caso di Lorenzo Zaratta, un bambino di appena cinque anni stroncato da un tumore al cervello. Per la prima volta è stato individuato il nesso di causa tra la morte di una persona e le emissioni inquinanti del complesso siderurgico dell’Ilva di Taranto. Dagli esami che sono stati effettuati è stata rilevata, dalla struttura cerebrale del bambino, la presenza di alcune sostanze, quali l’acciaio e il ferro, prodotte dall’acciaieria. Nove dirigenti dell’acciaieria sono stati indagati per omicidio colposo e i direttori dei vari reparti di questa struttura non hanno impedito la diffusione delle polveri e delle sostanze nocive per la salute. L’avvocato dice che il bambino aveva subito trenta operazioni dalle quali sono stati tratti i risultati delle biopsie. A questa relazione si è aggiunto l’esame del DNA dei genitori, che presenta una predisposizione ad ammalarsi. La madre di Lorenzo durante la gravidanza aveva lavorato nel rione Tamburi, adiacente all’acciaieria. Il bambino si è così ammalato perché, durante lo sviluppo fetale, attraverso la mamma, sono state trasmesse a lui queste sostanze. La predisposizione verso determinate malattie consiste proprio nell’avere all’interno del DNA particolari geni, i Proto-Oncogeni. I geni subiscono delle mutazioni quando entrano in contatto con sostanze nocive. La malattia si presenta soltanto con l’accumulo delle mutazioni dei geni. Il caso di Lorenzo si presenta di estrema rilevanza poiché per la prima volta è stato riscontrato un dato oggettivo e scientifico, che avvalora la tesi secondo la quale tra le cause di morte ci sono proprio le emissioni di sostanze nocive da parte delle industrie.
Camilla Veglia IV E scientifico

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