“Mille splendidi soli”, un libro che ha ancora molto da insegnarci
Nel mondo pieno di libri in cui viviamo uno dei metodi migliori per studiare la storia senza annoiarsi, secondo me, è proprio la lettura. Non solo, infatti, ci permette di conoscere il passato ma anche, se l’autore è abile, di viverlo con commozione e trasporto. Ne è un esempio “Mille splendidi soli”, scritto da Khaled Hosseini, scrittore afghano in esilio politico negli Stati Uniti dal 1980. Il libro è stato pubblicato nel 2007, ma è di grande attualità per comprendere la difficile questione politica e umanitaria afghana. Non ne racconterò i dettagli perché è meglio che lo leggiate senza sapere troppo, per potervelo godere come merita.
Al centro di questo che per me è un immenso capolavoro ci sono Mariam e Laila, due donne che riflettono la situazione femminile nei paesi controllati dal regime dei talebani, così diverse e allo stesso tempo così simili, facce della stessa medaglia, l’Afghanistan. Quando la storia inizia, siamo nel 1964. Tra il 1995 e il 1996 i Talebani furono vincitori nella guerra civile afgana successiva al ritiro dell’URSS e conquistarono il potere imponendo un regime rigido, basato sul fondamentalismo islamico e legandosi anche al gruppo terroristico di al-Qaida. Poi, nel 2001, furono allontanati dall’intervento della NATO. Il loro rientro al potere è storia di questi giorni.
Hosseini ci narra del vero Afghanistan, che non è fatto solo di guerre e di rigide leggi estrapolate dal Corano. Ci parla di scuole, di feste, di cultura, di tradizioni, di onore, ma soprattutto di donne “moderne”, come le definisce, suo malgrado, uno dei personaggi, Rashid. Donne senza burqa, donne che insegnano, che si truccano, che vanno all’università e vivono la loro vita. L’autore sfata il mito secondo il quale la politica afghana aveva represso il gentil sesso anche prima dei Talebani, mostrando che invece un tempo le donne di Kabul erano molto più libere. Certo, erano sempre i capifamiglia a concedere tali libertà, ma, dopotutto, non esiste un paese privo di uomini che non abbiano cambiato il corso della vita delle donne di casa. A sconvolgere il destino dei personaggi è la guerra per il controllo del paese, seguita dall’arrivo dei Talebani; una situazione che non si limita ad esistere tra le pagine che sfogliamo, ma che si ripete tutt’ora e in maniera anche più brutale.
Anche se il testo risale ad anni fa, tramite gli occhi di Laila e Mariam possiamo comprendere veramente la gravità dei fatti che si stanno verificando. Parliamo di un contesto forse anche più grave di quello in cui è ambientato il romanzo, caratterizzato da avvenimenti molto più sconvolgenti. Basti pensare che mentre nel libro leggiamo di bambini abbandonati alle cure dei direttori degli orfanotrofi, oggi assistiamo a qualcosa di ancora più straziante: madri che lanciano i propri piccoli nelle braccia dei soldati americani, donando loro per la seconda volta la vita senza sapere se li rivedranno.
Ed è così che il libro prende la sua vera forma, diventando un elogio alla forza delle afghane e dei loro figli, che più subiscono le conseguenze della guerra.
Mai una scrittura così dolce e poetica era stata capace di descrivere la violenza e l’orrore in una maniera tanto travolgente e pungente. Vi posso assicurare che ciò che vi assilla di più mentre leggete non è tanto la curiosità di conoscere il finale, quanto il pensiero martellante che queste cose accadono realmente. Sono accadute, accadono e, se nessuno interverrà, accadranno ancora. É questa la grandezza di “Mille splendidi soli”: vi spinge alla riflessione, come pochi libri riescono a fare. Quando guardiamo i telegiornali possiamo girare la testa, ma l’autore qui ci prende con forza il volto e ci costringe a guardare in faccia la realtà. La storia non lascia scampo a nessuno, ci stravolge con la stessa impetuosità con cui le guerre hanno stravolto l’Afghanistan, il vero protagonista. Vi assicuro che in alcuni punti potete sentire il vostro cuore dire :”Basta, non voglio leggere più”; ma la narrazione è così coinvolgente che vi trascinerà con sé fino alla fine, continuando a farvi commuovere senza sosta.
Le descrizioni sono così straordinarie che tutti i luoghi ci appaiono davanti agli occhi, mentre i personaggi sono tanto ben costruiti che possiamo sentirne la voce durante lo scorrere dei nostri occhi sulle pagine. Questo libro ha il potere di cambiare il vostro punto di vista, rendendovi coscienti del fatto che alla fin fine noi, persone ordinarie, siamo quasi del tutto impotenti. Possiamo accogliere i rifugiati e cercare di aiutarli a integrarsi, ma non possiamo evitare la sofferenza e le morti degli innocenti. Possiamo dare loro un posto dove vivere in pace, un’abitazione, ma come ci fa capire Laila, nessun posto ti farà sentire a casa quanto il tuo paese di origine.
Purtroppo, il romanzo è ancora molto attuale perché la minacciosa ombra dei Talebani ha ancora una volta oscurato lo splendido sole di Kabul. Come nel libro così nella realtà odierna, le donne sono tornate a vestire l’azzurro dei burqa. Segregate dietro le grate di stoffa e private della propria vita, valgono meno di un oggetto. Non sono nulla, se non qualcosa che agli occhi maschili porta guai e disonore, qualcosa che è facile da additare e giudicare. Parliamo di persone che rischiano di essere bruciate vive per motivi del tutto futili e disumani, come l’impossibilità di poter servire cibo a tutti i combattenti. In Afghanistan non si può ballare né suonare, il riso è proibito così come la libertà di scegliere se portare la barba rada o lunga. Già ora, non si vive più. Potrei aggiungere che tutto ciò che è arte e cultura viene distrutto dai Talebani, ma purtroppo questo è già accaduto nel passato, come ci insegna Hosseini.
“Mille splendidi soli”, però, mi ha insegnato che, di fronte alle avversità più disarmanti, c’è solo una cosa da fare: reagire. Dobbiamo fare in modo che si parli costantemente di questa dittatura, per non renderla una notizia fantasma come, ad esempio, la guerra dello Yemen. Di fronte a quest’aberrante pagina della storia, non possiamo rimanere inermi. Dobbiamo schierarci e far tremare la terra, protestare affinché i paesi che si rifiutano di dare asilo accolgano i profughi, fare in modo che la guerra in Afghanistan non resti una partita a scacchi sospesa. Perché sì: fin quando la terra afghana sarà bagnata dal sangue degli innocenti, la guerra non sarà mai finita.
In conclusione, posso dire con certezza che questo libro ha dell’incredibile, perché vi rende emotivamente partecipi del dolore di migliaia di persone, facendovi capire che le cose devono cambiare, che la storia non si può ripetere.
Hosseini è capace di innestarvi nel cuore la consapevolezza che dobbiamo essere grati per la democrazia e per la vita normale che abbiamo. Per quanto il vostro Stato possa essere corrotto o i politici poco affidabili, siete nati nella parte “ragionevole” del mondo, una macchia di universo che può donare la libertà.

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