“Quasi fuggo lontano;

Quasi romito, e strano

Al loco mio natio …

Che parrà di tal voglia?

Che di quest’anni miei? Che di me stesso?”

Giacomo Leopardi, Passero solitario” (1829-1830).

 

 In un periodo costellato dalla noia e dalla solitudine, che è solo l’amara conseguenza di numerose uscite serali (il cui scopo sarebbe quello di distrarmi, ma che mi spingono solo a continuare a pensare e a vomitarmi addosso ciò che vorrei nascondere a me stesso), ho pensato di rielaborare un testo scritto non molto tempo fa, “il mio ultimo anno di scuola”: analizzarmi e pensare alle prospettive era l’esercizio, da me miseramente fallito.

17 novembre 2023

“Dottore, ieri sera sono stato con alcuni miei compagni, e il tempo che abbiamo passato è stato davvero molto piacevole: qualche risata, pochi discorsi e poche riflessioni, un po’ di alcol di troppo… ma non me ne rammarico. Io e lei ci eravamo ripromessi all’inizio del nostro percorso, prima dell’inizio della scuola, di rispettare alcune regole che, secondo lei, mi avrebbero permesso di vivere meglio quest’ultimo anno qui nella mia città, si ricorda? Cercare di mettersi in gioco, creare nuove amicizie, tentare di recuperare quelle ormai perse, concedersi qualche svago in più. Penso di aver svolto magistralmente il compito fino ad ora, beh come sempre… È forse questo il problema secondo lei? Il fatto che io sia sempre negli schemi che sono bravo ad impormi? È il mio essere metodico a rovinarmi? No, io non credo. Ho fatto qualche nuova conoscenza, ho conosciuto anche qualcuno che già conoscevo: è la stessa delusione di quando crede che la sua cameriera le abbia preparato qualcosa di buono per cena, ma a tavola c’è il solito filetto di merluzzo, bollito, insapore. Che frustrazione! L’amarezza e il senso di vuoto mi assalgono, ha presente? Credo di aver anche amato, per un breve periodo. Ma che dico amato, me n’ero invaghito piuttosto; ma dopo poco tempo, nonostante il mio corpo risponda ad altri istinti, mi sono reso conto del fatto che non siamo simili noi due: ci sono troppi punti di non contatto e davvero poche cose in comune. Tutto questo mi porta in un grande senso di vuoto, di attesa di qualcuno o di qualcosa che non so o meno se arriverà, nel mentre ci spero e provo a non farmi cogliere impreparato. Sa, dottore, di impreparati a scuola non ne ho mai avuti. Ecco, quello è un altro aspetto problematico, ma non perché con la scuola non stia procedendo bene, anzi il contrario… piuttosto è l’imposizione dell’attesa, che è lacerante. Da un lato vivo un’attesa momentanea che si figura con l’aspettativa di apprendere e studiare qualcosa di interessante, d’altra parte vivo in un’attesa trepidante del futuro, di quello che posso costruire e plasmare con le mie mani, come ho già in parte iniziato a fare, sacrificando me stesso. Si ricorda? Be’ spero di sì: l’anno prossimo studierò in Bocconi. L’attesa mi frantuma, rende tutto ancora più insensato, vuoto, poco stimolante ed interessante. Questo mi preoccupa, è normale vero? Non vorrei cadere in una condizione di totale lassismo e catatonìa. Forse perché sono sempre stato abituato ad avere in mano le chiavi del mio destino ed ora, avendole consegnate in anticipo al me del futuro, mi ritrovo ad attendere. Sa, dottore, domenica sono anche andato allo stadio. Come le raccontavo l’altra volta, non mi reputo una persona superstiziosa, ma mi ha sempre suggestionato il parallelismo che c’è tra me e la mia squadra del cuore. Abbiamo appena cambiato allenatore e ad essere ingaggiato è un traghettatore, qualcuno che sembrerebbe essere capace di portare la squadra integra fino alla fine del campionato, un allenatore in attesa di un nuovo ciclo e di una nuova vita. Quindi, così come accade per me, anche la mia squadra aspetta trepidante il nuovo anno. Non è buffo, dottore? Però sa, mancano ancora tanti mesi alla fine di questo percorso con lei, alla fine del campionato, alla fine della scuola: il traghettatore potrebbe trasformarsi in nocchiero che, in gran tempesta, riesce a riassestare la nave.

È per questo che le dicevo che sicuramente qualcosa di positivo dovrà pur uscire da tutto questo percorso, almeno lo spero… giusto, dottore? Cosa di positivo ne possa uscire io non so. È l’attesa di cui le parlavo prima che da un lato mi lacera, ma dall’altro essa è anche il motore per andare avanti e cercare di scoprire a cosa vado incontro. Uno dei pochi momenti poetici di ieri sera è nato da una domanda di Elettra, che mi ha chiesto se mi piacesse studiare… la risposta per lei che mi conosce, dottore, è scontata, immagino… vero? Almeno lei mi conosce, dottore? Non è solo un rifugio, lo studio, ma è il momento in cui sono me stesso, in cui mi esprimo, in cui assecondo la mia natura. È per questo che sento la pressione di dover vivere al meglio l’ultimo anno di liceo, il cui valore è piuttosto simbolico. Non si tratta dell’interrogazione, dei voti, del voto finale, di quello davvero poco importa, ma stavolta la fine dell’anno scolastico sancirà tante cose che aspetto e che bramo, ma che costituiscono delle insicurezze e degli ostacoli che dovrò affrontare per poter dare una svolta definitiva alla mia vita. Recidere il legame con la mia terra, dire addio alla quotidianità con la mia famiglia, dire addio ai posti nei quali conservo i miei ricordi migliori, sarà indubbiamente doloroso, e la scelta che ho preso, quella di andare via dalla mia città, infatti è abbastanza sofferta.

Poi sa, dottore, il luogo che più di tutti mi dispiacerà abbandonare è la mia cameretta. Lì mi rintano, studio, ascolto la mia musica, e così come per la parte più intima di me, ne permetto l’accesso davvero a poche persone, non scelte casualmente. Lì affogo e riprendo aria, lì gioisco e lì piango, dottore. Ci sono tutti gli oggetti ai quali sono affezionato: io sono la mia cameretta nella quale a mia volta proietto me stesso. Insicurezza, delusione, rabbia, voglia di vincere… mi sta ascoltando? Dottore, mi sente? Dottore? Dottore?

                                                                                                                                                                                             Alchimista