Dove sono i lieto fine delle favole?
“Voglio un amore che mi renda sicura, che mi stia accanto nei momenti belli e anche quando ho paura.”
Questi sono alcuni versi di una poesia recitata da un’allieva del nostro liceo a conclusione dell’incontro tenutosi a scuola il 25 Novembre 2019 in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. È stato un evento organizzato esclusivamente da noi ragazzi che, con il supporto dei docenti, abbiamo organizzato alcuni lavori per ricordare la storia di alcune donne diventate ormai un simbolo della storia contemporanea. Abbiamo citato donne come Teresa Bellanova, ministro delle politiche agricole, schernita per l’abito usato durante il giuramento al Quirinale, per il suo aspetto fisico e per il livello di istruzione (non è laureata, ha conseguito la licenza media per poi cominciare a lavorare come bracciante agricola). Altra protagonista è stata Carola Rackete, la capitana della nave Sea Watch 3 ,che il 26 giugno scorso ha deciso di sfidare le regole imposte dal decreto sicurezza-bis, entrando in acque territoriali italiane vicino a Lampedusa per tentare di far sbarcare i 42 migranti che aveva a bordo. Abbiamo raccontato anche la vicenda della giornalista e artista curda Zera Dogan , arrestata per un suo dipinto provocatorio e assolta dopo quasi tre anni di carcere. Infine abbiamo parlato della poetessa indiana Rupi Kaur che, attraverso i suoi splendidi versi, è riuscita a raccontare un’infanzia di violenze di cui è stata vittima. Tutte vicende molto diverse tra loro ma che vogliono dire soltanto una cosa: ancora oggi la donna non ha raggiunto la parità di diritti con l’uomo ed è ancora costretta a subire violenza di genere, di tipo fisico e psicologico. Riprendendo la frase iniziale, si evince la vera essenza dell’amore. Amore è gioia, dolore, serenità, gratitudine, divertimento e meraviglia, ma non rabbia e paura, dominio e sottomissione. Amare una persona significa ascoltarla, sostenerla, prendersene cura, farla sentire speciale, apprezzarla con i suoi pregi e i suoi difetti, proteggerla. Amare non significa possedere, dominare, privare della libertà, strattonare, umiliare, sottomettere, usare, picchiare e violentare. Purtroppo, però, oggi molti amori non hanno un lieto fine come quello delle favole. Oggi si fa violenza alla propria donna, moglie o fidanzata che sia, per troppo ‘amore’, per gelosia. E coloro che violentano, picchiano e uccidono, non ricevono mai pene adeguate, quasi sempre assolti per “attenuanti” inaccettabili.
Spaventa nella nostra società l’ignoranza di tante persone che giustificano le violenze subite dalle donne. Non esiste alcuna giustificazione. Non esistono attenuanti. Perché le donne devono vivere nella paura e nel terrore? Perché devono sentirsi in colpa per il solo fatto di essere nate donne? Come ha detto il presidente della Repubblica, la violenza sulle donne è emergenza pubblica e per questo la coscienza della gravità del fenomeno deve ancora crescere. Circa il 40% degli italiani, infatti, crede che sia possibile sottrarsi ad un rapporto sessuale anche sotto l’effetto di alcol e droga e questi stessi ritengono giusto talvolta picchiare la moglie e controllare abitualmente il suo telefono e i suoi account social.
Per cambiare questa mentalità noi giovani dobbiamo impegnarci. Tutti possiamo farlo. Le donne devono sentire vicine le istituzioni, ma queste ci sono. Come ha detto durante l’incontro il procuratore Pennasilico, bisogna focalizzarsi sull’interiorità delle donne e delle ragazze. Perché se non si matura interiormente la convinzione di dover affrontare un percorso di emancipazione, autonomia e allontanamento dalle persone violente, non si ottiene alcun risultato.


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