Fuori e Dentro la Rete
Recenti casi di cronaca hanno dimostrato quanto le nuove tecnologie abbiano creato dipendenza e isolamento sociale sia nei giovani che negli adulti in questa epoca di mutamento digitale.
La tecnologia, per la maggior parte del nostro tempo, ci permette di vivere più dentro la Rete che fuori.
Dentro la rete non ci sono emozioni, empatia, ma tutto è focalizzato sulla pubblicazione dei post, su quante visualizzazioni e followers abbiamo.
Ogni evento, ormai, non viene vissuto più sulla nostra pelle e questo porterà con il tempo conseguenze negative dal punto di vista sociale, relazionale ed emotivo.
Accadrà che le emozioni saranno anestetizzate, si avrà poca capacità empatica e, nei casi più gravi, alcuni ragazzi non riusciranno più a relazionarsi fuori dalla rete.
Un fenomeno in diffusione sia in Italia che in tutti i paesi europei è l’Hikikomori.
Questo fenomeno comporta un isolamento sociale estremo e riguarda giovani di età compresa tra i 13 e i 35 anni che si escludono dalla società decidendo di vivere reclusi nelle proprie stanze.
Gli studiosi di Psicologia e Psicoterapia dichiarano che si tratta di ragazzi che vogliono evitare qualsiasi relazione, inclusi i familiari, perché percepiscono le richieste della società come qualcosa di insostenibile e schiacciante.
A differenza degli Stati Uniti che hanno un programma scolastico per questi ragazzi, qui in Italia non esiste una forma di prevenzione scolastica per evitarne la dispersione.
Oltre a questo fenomeno estremo, sempre dentro la rete abbiamo il cyberbullismo (forma di bullismo propria del web), la nomofobia (paura di non avere con sé il cellulare), la fomo (dpaura di essere tagliati fuori da qualcosa).
E’ sempre più diffuso anche il fenomeno del vamping giornaliero e notturno; quest’ultimo porta a una mancanza di sonno e di lucidità nelle attività scolastiche e non solo.
Gli studiosi di Psicologia e Criminologia in Europa sottolineano la necessità, all’interno di tutte le istituzioni scolastiche, di un’educazione ai sentimenti, con la pratica della Mindfulness (consapevolezza di sè), adatta sia agli studenti che ai docenti. Sia in Olanda che in Inghilterra nelle classi che hanno adottato il metodo, non c’è più stato bisogno dei programmi contro il bullismo perché il bullismo non è stato più un problema.
In Italia non è stata ancora presa in considerazione questa pratica, anche se nell’ottobre 2019 è stata sperimentata in una scuola porticese un tipo di prevenzione per questi fenomeni introducendo l’educazione ai sentimenti con la creazione del muro dei Post-it, la Scatola delle emozioni, e la pratica del Mindfulness. (www.ilroma.net/news/cronaca/educazione-ai-sentimenti-una-scuola-di-portici)
Anche se la rete è stata un modo per unire le persone lontane, in realtà l’abuso di questo strumento sta creando ragazzi e ragazze privi di emozioni. Ma senza emozioni la vita non ha un valore aggiunto; quindi cerchiamo di stare anche fuori dalla rete.
Simone Esposito 1A classico

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