Lo smartphone ci consente di accedere ad una grande quantità di informazioni, di comunicare con persone distanti ma anche di rafforzare le relazioni che instauriamo con persone che vediamo tutti i giorni. Alcuni studiosi hanno dimostrato che lo smartphone riduce lo stress di adolescenti e adulti in quanto svolge una funzione di distrazione; quindi li allontana da situazioni sgradevoli. Attraverso lo smartphone accediamo ai social network che ci permettono di costruirci un’identità digitale con la quale ci presentiamo agli altri ma anche di superare i confini spazio-temporali. Sempre più utilizziamo con continuità i social e, quando qualcosa ci impedisce di farlo, ci facciamo trascinare dalla paura di non assistere ad un evento importante: in questo caso si sfocia nel FOMO ( una forma di ansia sociale caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre persone, e dalla paura di essere esclusi da eventi, esperienze) che riduce il nostro benessere ma al tempo stesso ci spinge ad utilizzare i social, perdendo il senso dell’orientamento e di appartenenza. 

Un esempio è il sexting. Il termine sexting nasce dall’unione delle parole sex e texting e definisce una serie di comportamenti di scambio (come inviare, ricevere e postare) di contenuti sessualmente espliciti attraverso smartphone e social network. I dati ci dicono che questo fenomeno è particolarmente diffuso tra gli adolescenti che, in una prospettiva evolutiva, vedono proprio il sexting come un nuovo modo di esplorare la loro sessualità, oltre che come uno strumento di divertimento e utile per dimostrare interesse e fiducia al proprio partner.

Si associano al sexting adolescenziale dei fattori individuali e dei fattori sociali che spingono alla pratica di questo fenomeno.

Tra i fattori individuali rientrano lo scarso senso di responsabilità degli adolescenti,  il sensation seeking che può essere definito come la volontà di ricercare esperienze nuove, una scarsa autostima.

Tra i fattori sociali ci sono la normalizzazione del sexting, la pressione dei pari e il bisogno di popolarità che può variare in base al genere: i maschi che praticano sexting ottengono prestigio, mentre le ragazze ricevono solo giudizi negativi. In questi casi servirebbe maggior controllo da parte dei genitori per far ragionare i propri figli che inconsapevolmente si stanno addentrando in territori sconosciuti.

➢ Il monitoraggio va inteso come la conoscenza e la supervisione delle attività dei figli da parte dei genitori. Ad un maggiore monitoraggio corrispondono meno comportamenti di sexting (ovviamente senza valicare i confini della privacy);

➢ la mediazione comprende gli interventi genitoriali e l’imposizione di norme. Ad una maggiore mediazione corrispondono meno comportamenti di sexting;

➢ il funzionamento familiare deve corrispondere ad un giusto coinvolgimento emotivo. Ad un maggiore invischiamento corrisponde una maggiore frequenza di sexting così come ad una buona comunicazione corrispondono meno comportamenti di sexting.

Gli studiosi guardano con grande attenzione allo smartphone. Alcuni credono che un utilizzo eccessivo di questo dispositivo possa avere delle conseguenza a livello fisico (dolori articolari e problemi nella postura), ad un livello psichico (stress, ansia) e a livello sociale (peggioramento delle relazione), mentre altri credono che possa generare una vera e propria dipendenza comportamentale.

Pertanto le tecnologie costituiscono un enorme passo in avanti compiuto dalla nostra civiltà ma, nell’ambito relazionale, devono rafforzare  relazioni profonde nate in precedenza nella vita reale perché altrimenti si cade nel tranello dei social per cui, come afferma la scrittrice Silvia Avallone, “ciò che accade sui social accade di più”. Sarebbe bello, invece, che riscoprissimo la bellezza di un abbraccio, di una chiacchierata davanti ad un caffè perché la vita è qui adesso e non sui social.