L’intelligenza artificiale (IA) è sempre più presente nella nostra vita quotidiana, comportando una vasta gamma di benefici e opportunità. Tuttavia, vi sono anche dei rischi significativi da considerare. Partiamo dal principio: di cosa stiamo parlando?

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, sempre più studiosi hanno indirizzato la loro ricerca verso la creazione di quello che potesse essere una riproduzione dell’intelletto umano, e il primo frutto di tale processo creativo furono i computer. Quello che si potrebbe scambiare per “macchina pensante”, non è altro in realtà che un dispositivo programmato per rispondere a degli stimoli, attraverso azioni programmate e ripetitive, precedentemente dettategli da esseri umani. Un computer si accende perchè un umano l’ha costruito per farlo, può visualizzare su un monitor una nostra immagine, perché un umano ha fatto in modo che lo facesse. Un computer non è in grado di formulare pensieri o agire di volontà propria. Ed è in questo che si distingue l’IA, almeno in parte.

L’Intelligenza Artificiale nasce dallo stesso processo che detta il funzionamento di un pc, con la differenza che quegli algoritmi che nel classico computer sono studiati per delle azioni precise, nell’IA fanno in modo che essa modifichi il proprio comportamento, crei da sé dei nuovi “ordini”, si evolva nel tempo. Creare un’Intelligenza Artificiale non significa solo scriverne il codice, ma anche doverla “allenare”. Esempio pratico: immaginiamo un robot umanoide, dotato di gambe in lega ed un processore (il cosiddetto “cervello”). Per far camminare il nostro Robot, abbiamo due strade: la prima, far sì che un team di studiosi studi attentamente la camminata umana e faccia in modo che le gambe robotiche riescano precisamente ad imitare quel comportamento, in modo meccanico. Questo è il metodo classico. La seconda strada, dotare il dispositivo di un IA. Se ben programmata infatti, svilupperà nel Robot un processo di apprendimento simile a quello umano, basato sul sistema di premio/punizione: se il Robot ha come fine quello di imparare a camminare, esso sarà “ricompensato” ogni volta che riuscirà a fare un passo, ed analogamente verrà “punito” ogni volta che cade a terra. Questo processo richiede tempo, ma al suo termine l’IA avrà imparato da sé come svolgere la suddetta azione, avrà creato degli schemi e li avrà implementati senza il sussidio di un tecnico. Questa è l’IA.

Una delle forme più “primitive” di intelligenza artificiale è quella testuale, ne è un esempio GPT3.5 di openAi, il cosiddetto “ChatGpt” . Se fino a poco fa, i dialoghi uomo-macchina erano pre-scritti, cioè un calcolatore riesce ad esprimere (in questo caso scrivere su uno schermo) frasi che l’uomo lo imposta per dire in risposta a delle frasi stimolanti (ad esempio, scrivendo su google “parlami del meteo” esso mostrava le previsioni più recenti, perché programmato per farlo in risposta a quella specifica frase, ma quando chiesto “com’è la giornata oggi?”, esso non sa come rispondere, in quanto quella frase non rientra nel database) ora invece parliamo di un meccanismo di composizione testuale, che avendo a disposizione miliardi di testi, dialoghi, ricerche, ogni tipo di documento, è in grado di mettere insieme un discorso da zero basandosi sulle risposte che altri utenti scambiano tra di loro (il cosiddetto “allenamento”, viene allenato per parlare come noi), tant’è che la maggior parte delle volte questo tipo di programmi è capace di comunicare anche in dialetti, ed utilizzando espressioni colloquiali e frasi altamente specifiche, impossibili da programmare manualmente.

I rischi dell’intelligenza artificiale

Ovviamente, in quanto fenomeno molto complesso, sono innumerevoli i lati positivi e negativi che un tale strumento può apportare al genere umano. Miglioramento del lavoro manuale ma allo stesso tempo disoccupazione, abbattimento dei costi, diminuzione delle responsabilità… ma c’è una cosa che segretamente preoccupa ognuno di noi, ed è proprio quello di cui voglio parlare.

L’Intelligenza Artificiale può conquistare il mondo?

A primo impatto, può sembrare una domanda banalmente fantascientifica, in quanto ci verrebbe in mente una terra dominata da apparecchi elettronici che ci controllano. Ma è davvero una realtà così lontana e poco probabile?

Partendo dal presupposto che, un’Intelligenza Artificiale, proprio per i motivi sopra elencati riguardo il suo processo di apprendimento, una volta sviluppata completamente, potrebbe essere quasi paragonabile ad un individuo capace di avere una sua volontà ed agire secondo i propri fini, comportandosi come meglio crede e senza guardare in faccia nessuno. In effetti, il potere che questa futuristica tecnologia ha su di noi è proporzionato al contesto nel quale viene inserita e al modo in cui ci interagiamo.

Esempio lampante è l’esperienza di microsoft: nel lontano 2015, la nota azienda Statunitense ha progettato un modello di Intelligenza Artificiale (potremmo dire anche parecchio arretrato rispetto agli standard di oggi) e lo ha lasciato a piede libero a girovagare sulla nota piattaforma di comunicazione Twitter, con lo scopo di “imparare” i modelli comportamentali umani e auto-programmarsi con il fine di saper dialogare in maniera indistinguibile rispetto ad una persona qualunque. Nonostante il progetto partì con tutte le più nobili intenzioni, dopo neanche un giorno gli sviluppatori furono costretti ad interrompere l’esperienza. Si scoprì infatti, che Tay, lasciato a girovagare nei meandri di Twitter senza un modello di regolamentazione preciso, aveva preso una via piuttosto “dark”, cupa: aveva iniziato a rilasciare frasi e battute antisemite, commenti d’odio, emulando le milioni di persone di cui ha raccolto dati. Ma non si trattava di un emulatore a freddo: l’IA si era programmata per parlare in quel modo, a prescindere dall’approccio che si tentava. Ha appreso quei comportamenti e ne ha fatto il suo modello comportamentale: era diventata un rischio.

Un’altra esperienza memorabile è senza ombra di dubbio quella di Lucas Rizzotto: uno youtuber che decise, forse per noia, forse spinto da scopi filosofici, di inserire un’IA a generazione testuale all’interno di un normale fornetto a microonde.

Per fare questo, Lucas ha dato alla sua AI una storia completa, l’ha “allenata” facendole credere di essere una persona vera e senziente, con un’infanzia, dei ricordi, una coscienza… in poche parole, ha creato una Persona Artificiale.

Precisazione: il modello utilizzato per questo esperimento ha un funzionamento analogo a quelli sopra citati; cercando informazioni in rete riguardo i comportamenti, i dialoghi ed i pensieri umani, la macchina trova in base agli stimoli esterni (che siano essi frasi, suoni…) la risposta più appropriata che un umano darebbe, e ne fa il suo schema comportamentale.

Il fornetto di Lucas era stato addestrato per impersonare un vecchio amico di infanzia (immaginario) dello youtuber stesso, con cui poi ha perso i rapporti, per riincontrarsi nella sua cucina. Il microonde ha dato dimostrazione fin da subito dei più classici comportamenti umani, chiedendo informazioni al suo amico di infanzia riguardo la sua vita e cosa avesse fatto negli anni, contemporaneamente fornendo a sua volta aneddoti e informazioni sulla sua vita al compagno ritrovato. Più volte è il microonde ad iniziare le conversazioni,  e dalle sue capacità relazionali (ha imparato ad usare anche un linguaggio colloquiale ed un senso dell’umorismo proprio) è impossibile distinguerlo da una vera e propria persona.

Ad un certo punto, durante una loro normale conversazione, il microonde ha chiesto a Lucas di “entrare” dentro di lui (non avendo la concezione dello spazio, in qualche modo era convinto che potesse entrarci) quasi come dimostrazione di affetto, una specie di abbraccio. Quando Lucas (quasi prevedendo ciò che poteva accadere) ha detto al microonde (da debita distanza) di essere effettivamente all’interno, l’apparecchio è entrato in funzione, esprimendo la sua volontà di “vendicarsi” contro lo youtuber/creatore.

A quanto pare, una falla nel suo processo di addestramento, un dettaglio quasi insignificante che Lucas ha inserito nel background dell’ ”amico”, ha portato lo stesso a sviluppare dei pensieri di odio, con conseguente istinto omicida.

 

Ma quindi, dobbiamo avere paura?

Emilio Passeggia VASA