COP27: IL FLOP DEI GRANDI DELLA TERRA
(L’immagine è un Kandinskij tratta da focus.it)
La conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022, detta COP27, è la ventisettesima convenzione che si è riunita in Egitto a Sharm el-Sheikh, dal 6 al 18 novembre, per discutere le problematiche sui cambiamenti climatici.
A partecipare sono i paesi in maggior via di sviluppo che si sono incontrati per darsi un obiettivo da rispettare entro il 2025. Si dice che la riunione non stia andando molto bene a causa degli stati egoisti e dell’incapacità dei governi presenti di raggiungere accordi condivisi sul tema e per contrastare il fenomeno del riscaldamento globale. La scelta di tenere la Conferenza annuale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in Egitto, un paese governato dalla dittatura di Abdel Fattah al Sisi, in cui la repressione del dissenso è all’ordine del giorno, si sta rivelando un errore di cui, a pagare le conseguenze, potrebbero essere gli stessi negoziati al centro dell’incontro.
A rappresentare la UE è il Presidente del Consiglio europeo è Charles Michel con la Ursula von del Leyen, Presidente della Commissione europea.
Le parole di Charles Michel sono di grande impatto, egli, infatti, dice:” siamo e resteremo promotori dell’azione per il clima. Siamo determinati a proteggere la natura, gli oceani e le foreste che sono i nostri polmoni e garantiscono la vita umana sulla Terra e la biodiversità. “
La situazione è resa ancora più delicata e complessa a causa della guerra in corso tra Russia ed Ucraina. Infatti, un altro punto toccato da Michel riguarda la neutralità climatica all’ombra di tale conflitto, una neutralità che dovrà essere conseguita entro il 2050, azzerando le emissioni nette e cercando di sfruttare al meglio le fonti energetiche di transizione.
Infine, la cop27 sostiene di usare risorse rinnovabili come il vento e l’acqua, però questo fa si che i paesi in via di sviluppo, come Brasile, Cina e parte dell’America del Nord non usino energie non rinnovabili perché questo farebbe in modo che la loro crescita economica rallenterebbe. Per questo motivo potremmo pensare che, tali Stati, vogliano far slittare sempre la data entro cui dovrebbero concretizzare i loro progetti climatici.
Francesco Ferriello 2Bs

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